Dieci parole e dieci domande per vivere -non solo sopravvivere- la quarantena [parte 2/2]

Leggi la parte 1/2 dell’articolo qui

6. PAURA

“And I was thinking about how / everyone is dying / And maybe it’s time / to live” (Eels – P. s. you rock my world)

La paura della morte ci ricorda che vogliamo e dobbiamo vivere, e ci spinge a chiederci come vogliamo farlo. In fondo lo sappiamo: la finitezza risveglia il desiderio (vedi sotto, alla voce libertà).
La paura ci consente anche di proteggerci. Come tutte le emozioni, è una risposta adattiva dell’organismo finalizzata alla sopravvivenza in condizioni critiche. Se non avvertissimo la paura, non potremmo adottare comportamenti volti a proteggere noi e gli altri. Quando questa però si estende oltre alla sua funzione di utilità nella situazione presente, dobbiamo fermarci a riflettere e comprendere qual è la sua origine e con quale parte di noi vuole farci prendere contatto.
Come vivo la paura? Riesco ad accettarla, o la rifiuto? Dove la sento nel corpo? Cosa mi spinge a fare, o a non fare? Ho già provato in passato quello che provo ora? Quando? E allora come ne sono uscito?

7. LIBERTA’

Ricordate il luogo comune “si stava meglio* quando si stava peggio?”. La situazione di isolamento ci riporta a confrontarci con il concetto di restrizione di limitatezza: un range limitato di possibilità con cui fare i conti. Un po’ come i tasti del pianoforte di Novecento nel romanzo di Baricco. 
La limitatezza apre la strada al desiderio (da de-siderare: letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”; la percezione di una mancanza conduce al sentimento di ricerca) e allo sviluppo della creatività, alla ricerca di soluzioni. 
La restrittività a cui siamo sottoposti in relazione all’uscire, incontrare persone, lavorare, ecc., allo stesso tempo apre ad una libertà molto estesa, quella di gestire il nostro tempo dedicando a noi stessi le energie che investiamo solitamente sul mondo esterno. Come sono libero di utilizzare l’oggi? Forse le risposte saranno molto più ampie di quanto avremmo pensato.
[*Nota: Ciò che sta avvenendo ora ha degli aspetti, come la malattia e la morte, la crisi economica, che certo non sono volgibili al positivo. Si parla qui ora di altri aspetti, quelli da cui possiamo trarre del buono per ricostruire.]

8. QUI E ORA

La mindfulness ci insegna che la dimensione del qui e ora è l’unica in cui, sempre e da sempre, dovremmo imparare a saper stare. Il corpo ci guida nella consapevolezza del fatto che non esiste che il presente. Non esiste altro che il respiro che stiamo facendo ora. Il passato è una narrazione che vive nella nostra mente, il futuro è insondabile.
La situazione che stiamo vivendo è in questo una grande maestra.
Nella sospensione e nell’incertezza che permea ogni cosa, non possiamo fare altro che vivere l’oggi. Rendiamo questa condizione una ricchezza. Teniamo un diario in cui scrivere ogni giorno le piccole cose belle che notiamo. Fosse solo una giornata di sole, la vicinanza di qualcuno, del buon cibo, essere in buona salute. Ci sono davvero cose più importanti di queste?
Come dicevamo, le sensazioni corporee sono un’àncora che ci tiene radicati alla nostra dimensione dell’essere, alla terra, a quello che c’è, senza interpretazioni o giudizi. Proviamo ad ascoltarle come non abbiamo mai tempo di fare. Notiamo come l’attività fisica, anche la più semplice, risveglia i nostri muscoli e le nostre energie. Quale parte del mio corpo ha bisogno di muoversi, proprio in questo momento? Seguiamolo come una guida. Istante dopo istante.

9. BELLEZZA

Approfittiamo di questo tempo per coltivare la bellezza. Acuiamo la vista, osserviamo le cose da un’altra prospettiva. Immergiamoci con curiosità nelle immagini, nella lettura o audiolettura, nella poesia, nell’ascolto di musica che non conosci, nella visione di film e serie tv, nell’arte. Ci sono infinite riserve di esperienze estetiche ed estatiche da fare!
Cos’hai scoperto di nuovo oggi?

10. PROGETTUALITA’

Nel film Frida, la protagonista, da ragazzina, immobilizzata sul letto e ingessata da capo a piedi, chiede a suo padre come mai non le domandi più dei suoi progetti. Frida non ha alcuna intenzione di rinunciarvi, chiede tele e colori e sollecita il padre a domandarle ancora: Quali sono i tuoi progetti, Frida?
Attraverso la sua sofferenza, Frida Khalo diventerà la grande pittrice che è stata. 

Stare nel qui e ora significa anche concedersi il tempo e l’ascolto necessari per una nuova progettualità. A partire da qui, come posso reinventarmi? Cosa voglio davvero fare? Quali sono i desideri, le capacità che finora non ho messo a frutto e ora posso sviluppare?

Buon lavoro!

Ricorda: Come psicologa e psicoterapeuta esperta in tecniche di elaborazione e desensibilizzazione dei traumi, offro degli interventi mirati in videochiamata in linea con l’iniziativa dell’OPL #lopsicologotiaiuta. Il primo colloquio di consulenza, in questo periodo emergenziale, è gratuito. 

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