Mio figlio non vuole fare la cacca

Nella mia pratica clinica di sostegno genitoriale, spesso capita che i genitori di bambini e bambine tra i 3 e i 5 anni si rivolgano a me per un aiuto nel risolvere il problema della… cacca! 

Eh si, a questa età capita di frequente che i bambini sembrino ostinarsi a trattenere le feci fino a presentare una vera e propria paura di fare la cacca

Spesso la domanda che mi viene posta è: Come faccio ad aiutarlo a superare la paura? Quale strategia posso usare?  

Nessuna strategia sembra però essere efficace quando siamo di fronte ad una reale paura.

A volte rischiamo di spostare l’attenzione sull’aspetto comportamentale, e comprensibilmente, dato che la questione spesso assume una rilevanza importante per la salute del bambino.  

Dopo aver escluso eventuali cause mediche nel confronto con il pediatra, non possiamo lasciare in secondo piano la domanda più importante: perché questo sintomo si è presentato proprio ora, proprio in questo bambino? 

Ogni sintomo ha una storia. 

Molti bambini attraversano una fase transitoria di opposizione o di difficoltà durante l’acquisizione del controllo sfinterico. Lo stesso vale quando l’opposizione sembra dipendere da un forte timore.

Quando il problema persiste, si accompagna a sofferenza o diventa un elemento centrale della vita familiare, può essere utile iniziare a chiedersi quale funzione stia svolgendo quel comportamento. 

Nella prospettiva psicodinamica il sintomo non viene considerato semplicemente qualcosa da eliminare, ma un modo attraverso cui il bambino comunica un conflitto, una fatica evolutiva o un’emozione che non riesce ancora a esprimere con le parole. Il comportamento diventa un linguaggio.

Trattenere può significare molte cose. 

Per alcuni bambini può essere collegato a un’esperienza dolorosa di stipsi che genera il timore di provare nuovamente dolore. 

Per altri può rappresentare il bisogno di esercitare controllo in una fase della crescita in cui la personalità ed il carattere del bambino inizia a delinearsi, ma allo stesso tempo ovviamente molte cose sono ancora decise dagli adulti. Una di queste può anche essere la nascita di un fratellino o di una sorellina, che spesso può causare comportamenti regressivi o di controllo da parte del primogenito.

Il rifiuto di fare la cacca da parte di un bambino è uno dei terreni che attira più l’attenzione e la preoccupazione di un genitore. 

E’ per questo che può anche venire letto come un inconscio, inconsapevole braccio di ferro che il bambino mette in atto canalizzando un’aggressività nella relazione con il genitore, che non trova altra forma. Si parla di un’aggressività non necessariamente negativa ma fisiologica ed atta a individuarsi e delinearsi rispetto all’adulto. 

Per altri ancora possono entrare in gioco aspetti emotivi più profondi.

Nella clinica infantile capita talvolta di osservare bambini che vivono con particolare difficoltà i processi di separazione. In questi casi il lasciare andare qualcosa di sé può assumere, sul piano simbolico, un significato molto intenso.

Non significa che il bambino pensi consapevolmente: “Sto perdendo una parte di me.”Piuttosto, il suo mondo emotivo può vivere l’atto di espellere come un’esperienza difficile da elaborare.

Il controllo sfinterico è anche di per sé una tappa emotiva. 
L’acquisizione del controllo sfinterico non riguarda soltanto un apprendimento fisiologico. Rappresenta una delle prime esperienze significative in cui il bambino sperimenta contemporaneamente autonomia, controllo del proprio corpo, relazione con i genitori e capacità di individuarsi. Per questo motivo, il modo in cui questa competenza viene acquisita può assumere un significato relazionale.

Può essere utile domandarsi:

  • Ci sono stati cambiamenti importanti negli ultimi mesi?
  • Come mio figlio vive le separazioni (ad esempio andare alla scuola materna)?
  • È un bambino particolarmente sensibile alle novità?
  • Sono presenti paure intense?
  • Come reagisce quando perde qualcosa o deve lasciare qualcuno?
  • Ci sono stati eventi che possono aver aumentato il suo bisogno di controllo?
  • Io come genitore ho dei temi personali legati all’esigenza di tenere il controllo?

Sono domande che non servono a trovare una risposta immediata, ma ad allargare lo sguardo.

Il sintomo si scioglie nella relazione. Da psicoterapeuta dell’età evolutiva a orientamento psicodinamico, credo che il lavoro clinico non consista tanto nel “convincere” il bambino a fare la cacca, quanto nel comprendere il significato che quel sintomo ha assunto nella sua storia.

Quando un bambino si sente compreso, quando l’adulto riesce a dare senso alle sue paure senza banalizzarle o combatterle, spesso non cambia soltanto il comportamento, ma il bisogno che rendeva necessario quel comportamento.

È nella relazione che molti sintomi trovano la possibilità di trasformarsi, perché il bambino non ha più bisogno di comunicare attraverso quel sintomo.

In particolari casi, il rifiuto di fare la cacca può essere collegato a un’esperienza vissuta dal bambino come traumatica, ad esempio un episodio di stipsi dolorosa, una procedura medica o un evento che abbia generato paura e senso di perdita di controllo. Quando la valutazione clinica indica la presenza di una memoria traumatica, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) adattato all’età evolutiva, può aiutare il bambino a rielaborare l’esperienza e a ridurre la risposta emotiva associata al sintomo.

Una consultazione a sostegno del genitore in questa fase si rivela sempre utile per comprendere meglio i movimenti evolutivi del proprio bambino. 

Per approfondire

• Donald W. Winnicott, Il bambino, la famiglia e il mondo esterno. Raffaello Cortina Editore.

• Donald W. Winnicott, Gioco e realtà. Armando Editore.

• John Bowlby, Una base sicura. Raffaello Cortina Editore.

• Daniel J. Siegel, La mente relazionale. Raffaello Cortina Editore.

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