Natalia Ginzburg nel suo “Le piccole virtù” scriveva:

“Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata.
(…) Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un’offesa. Allora i nostri figli, tediati, s’allontanano da noi. (…) È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d’esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti.
Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell’orgoglio, frustrati d’una soddisfazione. (…)
Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell’energia e dell’impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito. (…) Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?”

In un certo senso, è proprio di passione, di possibilità dello spirito e di amore per la vita che mi interessa parlare in queste righe.
È sapere diffuso che, nei primi anni di vita del bambino, la sua capacità di pensare si sviluppi attraverso il gioco.
Quando, però, i bambini raggiungono l’età scolare, frequentemente accade che, nello scorrere di giornate, spesso faticose, costellate di impegni connotati dal concetto di “utilità” e a volte di prestazione, come i compiti scolastici o in parte lo sport, le attività di gioco rischino di essere relegate alla posizione di ozioso intervallo all’interno di ciò che “si deve fare”, invece che continuare ad essere viste come uno strumento di apprendimento, libertà, inventiva.

La creatività e la sperimentazione di se attraverso esperienze diversificate di tipo ludico è invece per il bambino non solo distensivo ma strutturante dal punto di vista cognitivo ed emotivo.

Le funzioni del gioco nello sviluppo dei bambini

Le funzioni che possono essere sviluppate per mezzo del gioco hanno ricadute importanti anche sulle abilità e quindi sul rendimento scolastico dei bambini e sono:

  • Le competenze logiche e legate alla sequenzialità
  • Le capacità di categorizzazione e pianificazione
  • La coordinazione oculo-manuale
  • Lo sviluppo dell’inventiva, il piacere di esercitare l’ingegno
  • Il riconoscimento percettivo la di discriminazione degli stimoli
  • Lo sviluppo dell’autostima nel bambino, che può ammirare una propria creazione costruita passo dopo passo
  • Le capacità di mediazione e di gestione della frustrazione
  • La possibilità di identificarsi con personaggi e situazioni immaginarie
  • Lo sviluppo emotivo, la consapevolezza e la gestione delle emozioni
  • …e molte altre.

Tutti i tipi di giochi possono attivare queste competenze? Molti genitori lamentano l’eccessiva focalizzazione dei figli su strumenti elettronici e video. La chiave per disincentivare l’utilizzo di questi strumenti come sempre non è la repressione, ma la sostituzione con qualcosa di ugualmente stimolante, anche se per differenti aspetti. Per fare questo, ciò che va messo in campo è la condivisione. Non è e4ba252b-2cd1-4328-a7a2-f0ebe54902f1sufficiente fornire degli spazi di gioco ai bambini perché possano acquisire la capacità di utilizzarli o di appassionarsene: ciò che porta valore e adesione da parte del bambino alle proposte che i genitori ritengono utili per lui è il piacere della condivisione, del fare insieme.
Sarà possibile favorire l’ampliamento della gamma degli interessi e delle esperienze dei bambini condividendo il piacere e la passione di costruire, scoprire, sporcarsi le mani con colori e materiali, e tutto questo insieme.
Ma cosa si può fare, e soprattutto… quando?

Il piacere di pensare, il piacere di studiare

Il bambino apprende a leggere, scrivere, contare, con due tipi di motivazioni:

  • Essere gratificato dalla propria capacità di pensare e riuscire
  • Essere apprezzato dai suoi genitori nel rispondere alle loro richieste e desideri

Il primo punto poggia sull’esperienza del piacere proveniente dalla propria mente, dal sentirsi efficace; il secondo, dall’esperienza del piacere nella relazione con la mamma è il papà, proveniente dalla fiducia, dalle attribuzioni positive che giungono da parte loro. In entrambi i casi, la motivazione allo studio, quindi alla riuscita scolastica, si fonda sul piacere.
Le basi perché questo sia possibile vengono costruite proprio attraverso il gioco e la sua condivisione. Il piacere di pensare, di costruire, che si sperimenta nel gioco, ė quello che rende poi possibile utilizzare le stesse funzioni ed il piacere ad esso legato, indispensabile nel sostenere la motivazione, per apprendere le discipline scolastiche.
Quando sentite che non c’è tempo per dedicarsi a momenti di gioco condiviso, ricordate che è su questi momenti che la relazione con i bambini, la possibilità per loro di mantenere un equilibrio tra impegno e piacevolezza, si fonda e si mantiene.
E se fosse il momento dei compiti, invece, quello che non richiede la vostra presenza?

Per citare ancora la Ginzburg:

“In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c’è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d’esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d’ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi.
I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni.”

ad17b0d0-0900-4eaa-8afe-043e29da82f4-492-000000749388763f_tmpAllora pensiamo a promuovere la bellezza, la curiosità nei bambini, ad incoraggiarli ad espandere la loro mente. Come?

  • Con attività all’aria aperta, che possano stimolare la vista con colori vivi, l’olfatto con profumi che corrispondano al cambiare delle stagioni
  • Con costruzioni e attività manuali che utilizzino materie naturali, legno, fibre…
  • Con laboratori creativi che possano portare a lavori finiti e visibili come conquiste da parte del bambino che li ha prodotti
  • Usando la fantasia!
Il gioco e gli apprendimenti scolastici nei bambini

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