
Ci sono esperienze, emozioni e ricordi che non sempre trovano la loro migliore espressione attraverso le parole. Il nostro mondo interno è composto da immagini, sensazioni, emozioni, memorie e parti di noi che si sono formate nel corso della nostra storia. Alcune sono facilmente accessibili e presenti nella nostra vita quotidiana; altre possono rimanere più nascoste, soprattutto quando sono legate a esperienze complesse, bisogni non riconosciuti o momenti in cui ci siamo sentiti sopraffatti.
Nel percorso psicoterapeutico può quindi essere importante trovare linguaggi diversi, capaci di raggiungere anche quegli aspetti dell’esperienza che non sono immediatamente accessibili attraverso il pensiero razionale.
La Sandtray Therapy, che affonda le sue radici nella Sandplay Therapy di Dora Kalff, sviluppata a partire dalla psicologia analitica junghiana e si è successivamente ampliata in diversi orientamenti clinici contemporanei, nasce proprio come uno spazio sicuro in cui sperimentare un’altra possibilità di espressione oltre a quella verbale, attraverso la sabbia, gli oggetti simbolici e la costruzione di immagini che rappresentano aspetti del proprio mondo interno.
Il linguaggio simbolico della sabbia e delle miniature permette di dare forma a esperienze emotive, memorie implicite e parti del Sé diversamente accessibili rispetto a quelle contattate attraverso il solo linguaggio verbale, integrandosi particolarmente bene con gli approcci orientati al trauma e alla rielaborazione delle esperienze.
Che cos’è la Sandtray Therapy?
La Sandtray Therapy (terapia del vassoio di sabbia) è una tecnica psicoterapeutica che utilizza un contenitore con la sabbia e una ricca varietà di miniature e oggetti simbolici (persone, animali, case, alberi, elementi della natura, oggetti quotidiani o figure immaginarie) per permettere alla persona di rappresentare vissuti, relazioni, emozioni e parti di sé.
Non è un’attività artistica e non richiede particolari capacità creative. Il valore del lavoro non risiede nella realizzazione estetica della scena, ma nel significato personale che quella rappresentazione assume per la persona che la crea.
Un lavoro sulle parti di sé
La Sandtray Therapy si integra con gli approcci psicoterapeutici che considerano la persona come un insieme complesso di parti interne, ciascuna con una propria storia, una propria funzione e propri bisogni.
Nel corso della vita possiamo sviluppare parti che ci proteggono, parti che cercano di mantenere il controllo, parti più vulnerabili che custodiscono emozioni antiche, parti che hanno imparato a nascondere il dolore o che continuano a cercare riconoscimento e accoglienza.
Quando attraversiamo esperienze difficili o traumatiche, alcune parti di noi possono rimanere legate a quei momenti: possono continuare a portare paura, vergogna, senso di colpa o strategie di difesa che in passato sono state necessarie per proteggerci.
Attraverso il lavoro simbolico nella sabbia diventa possibile avvicinarsi a queste parti con maggiore consapevolezza, comprenderne il significato e favorire un dialogo interno più integrato.
La Sandtray Therapy e il trauma: integrare ciò che è rimasto frammentato
Le esperienze traumatiche non vengono custodite soltanto come ricordi narrativi. Possono rimanere presenti anche attraverso emozioni intense, immagini, sensazioni corporee e modalità automatiche di reagire che continuano a influenzare il presente.
Nel lavoro con il trauma può quindi essere necessario non solo comprendere ciò che è accaduto, ma permettere alla persona di integrare quelle esperienze all’interno della propria storia, affinché il passato possa occupare un posto diverso.
La Sandtray Therapy può offrire uno spazio protetto per rappresentare ciò che è rimasto confuso, frammentato o difficile da esprimere. Attraverso simboli e immagini è possibile osservare la propria esperienza da una nuova prospettiva, riconoscendo anche le risorse e le parti di sé che hanno permesso di affrontare le difficoltà.
L’integrazione con l’EMDR
Nel mio lavoro integro la Sandtray Therapy con l’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), un metodo psicoterapeutico sviluppato per favorire l’elaborazione delle esperienze traumatiche e degli eventi emotivamente disturbanti.
L’EMDR parte dall’idea che alcune esperienze dolorose possano rimanere “bloccate” nel sistema di memoria, continuando a influenzare il modo in cui una persona percepisce se stessa, gli altri e le situazioni del presente. Attraverso un percorso strutturato, l’EMDR aiuta la persona a rielaborare questi ricordi, riducendone il carico emotivo e favorendo una maggiore integrazione tra passato e presente e tra diverse parti del sé.
La Sandtray Therapy può affiancare questo lavoro offrendo un linguaggio simbolico e immaginativo, particolarmente utile quando alcuni vissuti sono difficili da raccontare o quando emergono aspetti profondi dell’esperienza emotiva.
Le due modalità possono incontrarsi nel comune obiettivo di favorire una maggiore integrazione del Sé permettendo di guardarle alla propria storia con maggiore consapevolezza e con nuove risorse.
La Sandtray Therapy con gli adulti
Anche se il gioco viene spesso associato all’infanzia, il linguaggio simbolico appartiene all’essere umano a tutte le età. Gli adulti possono trarre beneficio dalla Sandtray Therapy nei momenti di cambiamento, nelle difficoltà relazionali, nei blocchi emotivi, nelle esperienze di perdita o quando sentono il bisogno di comprendere più profondamente alcuni aspetti di sé. La sabbia permette di creare uno spazio di esplorazione in cui emozioni e significati possono emergere senza dover essere immediatamente spiegati o razionalizzati.
La Sandtray Therapy con i bambini
Per i bambini il gioco rappresenta un linguaggio privilegiato. Prima ancora di poter raccontare con le parole ciò che provano, i bambini comunicano attraverso immagini, storie, simboli e rappresentazioni. La sabbia diventa uno spazio in cui possono esprimere paure, desideri, conflitti, cambiamenti familiari o esperienze che faticano a raccontare. Il terapeuta accompagna il bambino attraverso la relazione e l’ascolto, aiutandolo a dare significato a ciò che emerge nel gioco e rispettando il suo personale modo di comunicare.