
Nei contesti educativi e scolastici, spesso l’apprendimento viene considerato come un processo prettamente cognitivo, governato da funzioni quali l’attenzione, la memoria e la pianificazione, legato alla motivazione o al metodo di studio.
Tuttavia, le neuroscienze e la ricerca in psicologia dello sviluppo hanno ampiamente dimostrato come i processi di apprendimento siano strettamente influenzati anche dalla qualità delle esperienze emotive che accompagnano il bambino durante la crescita. Il bambino non porta con sé nel contesto scolastico solo le proprie abilità intellettive, ma la sua storia relazionale ed emotiva.
L’emozione che può interferire maggiormente con l’apprendimento è la vergogna.
Mentre le emozioni primarie (rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disgusto) sono innate, interculturali e biologicamente programmate per fornire risposte che garantiscano la sopravvivenza, la vergogna appartiene alla categoria delle emozioni secondarie o sociali. Essa non è innata, ma si sviluppa nel corso della crescita attraverso le relazioni con gli altri e l’interiorizzazione delle norme sociali.
Dal punto di vista evolutivo, anche l’emozione della vergogna svolge una funzione protettiva e adattiva: serve infastti a monitorare e regolare il proprio comportamento rispetto agli standard del gruppo, al fine di evitare l’emarginazione, promuovendo il rispetto delle regole per preservare l’accettazione sociale. Emerge nel momento in cui il bambino acquisisce la consapevolezza di sé e interiorizza gli standard e le aspettative del contesto sociale in cui è inserito.
Diventa però un’emozione problematica quando si presenta in modo ricorrente, intenso o non adeguatamente regolato, finendo per compromettere motivazione e fiducia nelle proprie capacità. Quando non si limita a comparire in reazione ad un errore segnalando un comportamento da modificare, ma coinvolge il senso di valore personale. Ho sbagliato si traduce in sono sbagliato.
Perché questo accade?
La vulnerabilità alla vergogna affonda profonde radici nelle dinamiche di attaccamento primarie.
Ogni nuova esperienza di apprendimento richiede al bambino di esporsi all’incertezza, alla possibilità di sbagliare e alla necessità di tollerare la frustrazione.
Per questo motivo, apprendere implica una buona capacità di regolazione emotiva, dove per regolazione emotiva si intende la capacità di riconoscere, modulare e gestire i propri stati emotivi. Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, il bambino sviluppa questa capacità all’interno delle relazioni precoci con le figure di riferimento.
Le esperienze relazionali dei primi anni di vita contribuiscono alla costruzione dei Modelli Operativi Interni, rappresentazioni stabili di sé e degli altri che orientano il modo di interpretare le esperienze.
Quando il bambino cresce in un contesto caratterizzato da disponibilità emotiva, accoglienza e sostegno, sviluppa generalmente una rappresentazione di sé come persona competente e degna di essere aiutata. Il bambino interiorizza un senso di sicurezza, una base sicura, che gli permette di esplorare il mondo e, come abbiamo detto, l’apprendimento scolastico rappresenta proprio una forma di esplorazione.
Esperienze ripetute di critica, svalutazione, umiliazione, confronto con gli altri o aspettative molto elevate, possono favorire al contrario la costruzione di un’immagine di sé caratterizzata da sentimenti di inadeguatezza.
I bambini che crescono in climi familiari ipercritici o umilianti sviluppano alti livelli di vergogna strutturali. Interiorizzano un’immagine di sé difettosa che proiettano all’esterno, sentendosi costantemente esposti al giudizio altrui, indipendentemente dalle reali intenzioni dell’interlocutore.
Apprendere è una funzione strettamente connessa al sentirsi al sicuro
Quando il bambino percepisce un ambiente sufficientemente sicuro, può investire le proprie risorse cognitive nell’apprendimento. Se invece prevalgono paura del giudizio, umiliazione o vergogna, una parte importante delle sue energie viene destinata alla gestione del disagio emotivo. In questi casi, il bambino è portato a concentrare la propria attenzione non tanto compito, ma sulla necessità di proteggersi dal giudizio degli altri.
Questo è particolarmente evidente nei contesti scolastici, dove il bambino è esposto a situazioni di valutazione, confronto con i pari e richieste di prestazione.
Quando un bambino con questo tipo di vulnerabilità al senso di inadeguatezza e alla vergogna entra nel contesto scolastico, l’esperienza dell’errore o della valutazione spesso non viene vissuta come un feedback sul compito, ma come una minaccia alla propria identità e questo innesca conseguenze sul piano cognitivo e comportamentale:
La codifica emotiva della memoria
Come evidenziato dagli studi di Damasio, Lucangeli e altri autori, il cervello non si limita a memorizzare un dato nozionistico, ma lo codifica insieme allo stato emotivo provato durante l’apprendimento. L’apprendimento, quindi, non dipende esclusivamente da ciò che viene insegnato, ma anche dal clima emotivo nel quale avviene. Se un contenuto viene appreso in un clima caratterizzato da curiosità, sicurezza e interesse, sarà più facilmente recuperabile e associato a esperienze positive. Se un concetto viene appreso sotto l’influsso di ansia, paura o umiliazione, la successiva rievocazione di quel concetto riattiverà automaticamente la medesima traccia emotiva negativa, rendendo più difficile l’accesso alle proprie risorse cognitive e consolidando un circuito disfunzionale che boicotta le performance future.
La strategie di evitamento e di ritiro
Lo studente caratterizzato da un’elevata vulnerabilità alla vergogna, di fronte all’errore, mette in atto strategie di evitamento e ritiro sociale, smettendo di partecipare, di fare domande o di mettersi in gioco per ridurre l’esposizione al giudizio. Si verifica spesso un calo nel senso di appartenenza al gruppo classe, nell’adesione alle norme del gruppo, la motivazione intrinseca e l’impegno. Ogni fallimento non fa che confermare la convinzione originaria di incapacità. Questi comportamenti vengono spesso interpretati come disinteresse. In molti casi rappresentano invece strategie di protezione nei confronti di un’intenso disturbo emotivo.
Nei bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento o con altre difficoltà scolastiche questo meccanismo assume un’importanza ancora maggiore. Difficoltà oggettive aumentano infatti la probabilità di sperimentare fallimenti e frustrazione. Se tali esperienze vengono accompagnate da rimproveri, mortificazioni, confronti continui con i compagni o aspettative irrealistiche, il rischio è che alla difficoltà cognitiva si aggiunga una progressiva perdita di fiducia nelle proprie capacità. La vergogna non causa un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Può però aggravarne le conseguenze, ridurre la motivazione, compromettere il senso di autoefficacia e limitare ulteriormente le possibilità di apprendere.
Quali implicazioni per genitori e insegnanti

Le evidenze scientifiche suggeriscono che un clima relazionale caratterizzato da sicurezza, sostegno e rispetto favorisca sia il benessere emotivo sia l’apprendimento.
Questo non significa evitare le correzioni o abbassare le aspettative, ma accogliere le difficoltà distinguendo sempre l’errore e il comportamento dal valore del sé del bambino, restituendo comunque un’immagine di adeguatezza ed efficacia. Fungere da regolatori emotivi vicari, capaci di trasformare la classe in un ambiente sicuro e incoraggiante. Aiutare il bambino a riconoscere e nominare le proprie emozioni, valorizzare i progressi, promuovere un clima cooperativo e non competitivo all’interno della classe sono interventi che favoriscono contemporaneamente lo sviluppo emotivo e quello cognitivo.
L’obiettivo non è evitare che il bambino sperimenti le difficoltà, ma che essere non vengano vissute come prova della propria inadeguatezza.
Letture consigliate
Damasio, A. R. (1994). L’errore di Cartesio: emozione, ragione e cervello umano.
Lucangeli D. (2019) Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere, Edizioni Erickson
Mariani, U., & Schiralli, R. (2012). Intelligenza emotiva a scuola. Edizioni Erickson