Ri-uscire… i bambini e la fase 2: istruzioni per l’uso

Da qualche giorno anche i bambini, dopo due mesi di lockdown di cui abbiamo parlato qui in relazione a loro, hanno mosso con i loro genitori i primi passi nella anelata e temuta “fase 2”, tra sollievo e timori. 
E’ stato toccante sia vedere i bambini correre e giocare nel verde esclamando “evviva”, che osservarne altri timorosi di lasciare le braccia di mamma o papà a cui erano aggrappati, forse nello spavento di un’improvvisa irruzione del mondo esterno con i suoi molteplici stimoli sensoriali. 
In ogni caso e per tutti, l’approccio ad una situazione ancora precaria e nuova come quella che ha avuto inizio con il 4 maggio, richiede un delicato e graduale processo di adattamento e riorganizzazione, interna ed esterna. 

Proviamo a mettere insieme alcune riflessioni che possano aiutare i genitori a ri-orientarsi in questo passaggio.

Molti bambini, nelle ultime settimane sopratutto, hanno mostrato svogliatezza, apatia e chiusura da una parte, e sintomi motori, nervosismo e atteggiamenti regressivi dall’altra. 
I sintomi motori, che siano inscrivibili alla sfera dell’iper-motricità o dell’ipo-motricità, sono dovuti a tanti fattori tra cui la mancanza di stimoli sociali e fisici, di una scansione organizzata della giornata, ma anche la mancata integrazione tra esperienza concreta e cognizione, la così detta mentalizzazione
Per questo, anche se i bambini non fanno domande, bisogna attivamente raccontargli e spiegargli quanto accade.
Anche in questo passaggio da una chiusura totale ad una parziale riapertura, i bambini hanno bisogno innanzi tutto di essere preparati dagli adulti a quanto di nuovo accade, attraverso spiegazioni chiare, che privilegino un registro concreto e non astratto, e una narrazione di quello che è accaduto e di quello che sta succedendo ora.
Fare questo, li aiuta a mettere insieme i pezzi della propria esperienza integrando quelli che, in ogni caso, sono stati elementi traumatici di frammentazione e sovvertimento improvviso della propria routine. 
La sensazione di sicurezza dei bambini, come d’altra parte degli adulti, è infatti legata alla prevedibilità. Il disorientamento, la sensazione di non capire, al contrario, è infatti quanto di più disorganizzante per la regolazione emotiva e la struttura cognitiva del bambino, che, ricordiamo, funziona invece in modo molto diverso e meno integrato rispetto a quella dell’adulto.

Bisogna inoltre ristabilire nuovamente una routine giornaliera, per i più piccoli anche in termini visivi, magari con una agenda visiva come quella utilizzata nelle scuole dell’infanzia, che scandisca i momenti delle giornata e le attività che è possibile fare. 
L’elemento della ritualità nelle proprie giornate è fondamentale perché i bambini possano elaborare le proprie ansie.
Fondamentale quella riguardante l’addormentamento, che deve mantenere orari e modalità stabili e che in questi mesi è più delicata del solito. E’ infatti molto attivo il tema della separazione dai genitori, e dell’ansia ad essa connessa, soprattutto in relazione al timore che possa succedere loro qualcosa di brutto.

E’ importante in questa fase evitare che si possa instaurare una situazione fobica nei confronti del mondo esterno, che alcuni bambini hanno imparato a sentire come pericoloso tout court, spiegando quali sono le cose che possono rappresentare un rischio e perché, ma anche cosa non comporta rischi. Come sempre, anche in questo caso, è bene esplorare le proprie emozioni a riguardo: i bambini assorbono le emozioni degli adulti di riferimento anche quando essi cercando di dissumularle. Bisogna quindi tradurre ai bambini in modo appropriato ma onesto quanto si sta vivendo. 

Quanto possibile, sarà prioritario favorire attività all’aria aperta, mantenendo le necessarie precauzioni ma anche facendosi attenti osservatori delle reazioni e delle sensazioni proprie e dei bambini nel contatto con gli altri e con l’esterno. Sarà importante rispettare una gradualità che consenta di elaborare poco a poco le informazioni che un mondo sociale così diverso (le limitazioni, le distanze, le mascherine) sottopone ai nostri sensi.
Ove possibile, la socializzazione con gli altri bambini frequentati prima del covid, all’aperto o anche in video, darà modo ai bambini di ricevere stimoli alternativi a quelli interni al legame di attaccamento con gli adulti di riferimento.

Infine, particolarmente delicato in questo periodo è il tema del lutto. Molti bambini hanno perso nonni o conoscenti venendo a contatto con il tema della morte in modo particolarmente shockante. E’ di fondamentale importanza favorire il dialogo a riguardo, guardare insieme delle fotografie, stimolare la creazione di disegni o piccole lettere per chi non c’è più. Presentificare, quindi, e stimolare e accogliere qualsiasi tipo di emozione, sopratutto quelle negative, senza cercare di bonificarle forzatamente nel tentativo di proteggere il bambino ma anche noi dalla sua e nostra sofferenza.

No, non è facile!

Per questo come psicologa e psicoterapeuta esperta in psicologia dell’emergenza e tecniche di elaborazione e desensibilizzazione dei traumi, offro degli interventi mirati anche in videochiamata o al telefono, in linea con l’iniziativa dell’OPL #lopsicologotiaiuta. Il primo colloquio di consulenza, in questo periodo emergenziale, è gratuito.

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