Essere genitori di un adolescente: una guida pratica

Obiettivi della fase adolescenziale

I compiti evolutivi principali della fase adolescenziale sono la separazione simbolica dalla famiglia d’origine e l’individuazione dell’identità della persona in crescita. 

E’ risaputo: essere genitori di un adolescente è particolarmente complesso. Questa fase della crescita richiede di essere presenti e supportivi senza potersi aspettare la partecipazione e la gratificazione affettiva che la relazione con un bambino spesso permette di sperimentare. Le emozioni estreme agite dall’adolescente si connettono a quelle dell’adulto che gli sta accanto, obbligandolo a rimaneggiare le proprie. Il processo di separazione che l’adolescente è chiamato a intraprendere, corrisponde anche a quello del genitore e richiede, se si è disposti a vivere la relazione genitore-figlio con consapevolezza, un grande e faticoso lavoro interiore.

Una visione del figlio adolescente 

Ogni genitore di un figlio o figlia (d’ora in avanti utilizzerò il termine figlio includendo entrambi i sessi) si muove più o meno consapevolmente tra diverse istanze:

  • i propri bisogni, emotivi e concreti; alcuni possono essere relativi all’ideale del genitore che si vorrebbe essere, o derivanti da vissuti legati alla propria storia, in relazione ai quali spesso i comportamenti dei figli funzionano da trigger emotivi e che possono acquisire un significato e trovare una risoluzione solo se portati alla consapevolezza
  • quelli che percepisce essere i bisogni nel figlio come persona unica e particolare; 
  • ciò che, avendo assorbito concetti culturali e influenze sociali, ritiene sia giusto che il figlio sia o faccia, anche in relazione alla sua età.

Solitamente, mettendo insieme queste diverse istanze, quello che un genitore si aspetta da un figlio adolescente è: che sia responsabile e relativamente autonomo, all’interno di determinati parametri di sicurezza, che sia rispettoso e leale nei confronti del genitore e degli altri e che si dimostri capace e interessato alla realizzazione di determinati obiettivi scolastici o sportivi. 

Non sempre, però, queste richieste sono conciliabili tra loro. Si incorre infatti in un paradosso: l’acquisizione di un graduale senso di responsabilità e di una certa autonomia di pensiero e di scelta non necessariamente si concilia con la realizzazione delle aspettative e il perseguimento degli obiettivi che il genitore ritiene corretti o funzionali.

Quali obiettivi per un figlio adolescente e come raggiungerli

Se vogliamo aiutare un figlio adolescente a sviluppare un suo pensiero critico e un senso di responsabilità nei confronti della propria vita, dobbiamo essere disposti a rischiare che il suo pensiero sia differente dal nostro.

Questo non significa che un ragazzo adolescente disponga di tutte le capacità e l’esperienza necessari per prendere delle decisioni ponderate. Ma è proprio questo il punto: come possiamo aiutarlo a sviluppare delle buone capacità?

✔️Aiutarlo a conoscere ed utilizzare la sua mente

🧠 Non è possibile comprendere come interagire con un adolescente senza possedere delle conoscenze di base su come funziona il cervello umano in questa fase dello sviluppo: 

➡️ l’integrazione tra ragionamento ed emozioni: mentre l’attività del sistema limbico e quindi le funzioni legate alle emozioni, agli impulsi e all’affettivita, è nella sua piena esplosione, la corteccia prefrontale, deputata al ragionamento, alla pianificazione, all’integrazione delle informazioni e al problem solving, è ancora decisamente immatura; il suo pieno sviluppo avviene intorno ai 25 anni. Gli stimoli emozionali, non mediati dalla corteccia prefrontale, generano quindi reazioni estreme, come rabbia, disperazione, gioia molto intense.

➡️ il sistema di ricompensa: il livello base di dopamina, neurotramettitore che media la gratificazione e quindi la motivazione, è molto basso in adolescenza, mentre il rilascio di dopamina in seguito ad esperienze particolari è più alto e immediato: ecco perché gli adolescenti sono spesso annoiati e ricercano continuamente esperienze eccitanti. Gli adolescenti, alla ricerca di queste scariche di dopamina, cercano gratificazioni immediate e hanno fisiologicamente più difficoltà a pianificare obiettivi a lungo termine che posticipino la gratificazione. L’approvazione del gruppo è ciò che più stimola in loro la dopamina. E’ un meccanismo evolutivamente determinato.

E’ importante che l’adulto da un lato non richieda ad un adolescente di sapere fare qualcosa che il suo cervello non gli consente, dall’altro che contribuisca al processo di integrazione tra emozioni e ragionamento in un cervello ancora immaturo da questo punto di vista. 

Come?

🧘🏻 Per apprendere bisogna sentirsi al sicuro. La ricerca dimostra chiaramente come senso di allarme, paura, umiliazione e vergogna, non consentono di apprendere. Possono inibire un comportamento temporaneamente, ma non aiutano a sviluppare abilità cognitive. Sono da evitare quindi sfuriate e castighi: possono essere uno sfogo emotivo per il genitore, ma non sono realmente utili a raggiungere alcun obiettivo costruttivo né una buona relazione!

👂🏻Aiutare il figlio adolescente a pensare: per farlo è necessario decentrarsi rispetto al proprio modo di pensare. È importante che il genitore comunichi al figlio cosa pensa di un dato argomento che lo riguarda, se è d’accordo o meno con una data sua scelta, ma è bene che il suo apporto esterno si fermi qui e che tutto il resto sia accompagnamento, quindi ascolto favorito da domande rispettose e poste con reale curiosità. “Io la vedo così, ma tu cosa pensi?”. I figli immagazzinano la posizione dei genitori, ma hanno bisogno allo stesso tempo di sperimentare la loro. Verrà il tempo di una sintesi, ma forse non è questo il momento.

☝🏻Non affermare le proprie convinzioni come fossero verità assolute. Un figlio adolescente può attivare davvero un suo ragionamento solo se non dovrà impiegare le sue energie per fronteggiare il genitore e contraddire le sue affermazioni, cosa che farà se sentirà che è l’unico modo che ha per affermare una propria identità differenziata. 

🫀 Nutrire la parte emotiva: davanti all’insuccesso, forniamo supporto emotivo invece che accusare (“hai visto, te l’avevo detto che non avevi studiato abbastanza, stai sempre col cellulare in mano”) o giudicare. Questo gli permetterà di sentirsi, come dicevamo sopra, al sicuro, di mantenere una relazione di fiducia, di sentire di poter andare bene ed essere amato e avere valore anche se sbaglia. I ragazzi e le ragazze sanno perfettamente di aver sbagliato, non serve a nulla ricordarglielo, se non a provocare una chiusura o una fuga o la sensazione di non valere abbastanza per il genitore al di fuori dell’ambito della performance.
E’ importante anche non cercare di depotenziare o sminuire le emozioni amplificate che l’adolescente vive, razionalizzandole e  ridimensionandole a come un adulto le vivrebbe. Esse vanno rispettate e osservate come qualcosa di appartenente ad un’età particolare. Hanno anch’esse una funzione evolutiva, se ben incanalate. 

✔️Permettergli di sperimentare

Un adolescente che sta vivendo un buon percorso evolutivo si trova a doversi mettere alla prova nella scoperta dell’affettività extra-familiare, della propria volontà, spesso in una difficile sintesi tra quanto ha interiorizzato in famiglia e quanto gli è necessario per differenziarsi e crescere.

In coerenza con quanto introdotto sopra rispetto allo sviluppo cerebrale, ma anche con la storia evolutiva del genere umano e i relativi bisogni di costruzione e mantenimento di un sistema sociale, l’adolescente apprende e si motiva attraverso la relazione affettiva, la socialità e le emozioni

Quando un adulto vuole modificare, sanzionandolo, un comportamento a suo parere non funzionale di un figlio adolescente tende proprio a bloccare questo canale, quello sociale e quello emotivo, ad esempio privandolo dei social o delle uscite. 

In questo modo, invece che aiutarlo a trovare, attraverso lo sviluppo di risorse, una strada più funzionale per continuare il suo percorso di sviluppo, rischia di far arrivare un messaggio di fallimento del figlio come persona e ricondurlo ad un livello precedente, in cui non è che un bambino confinato tra le mura domestiche, bloccando il suo percorso di separazione (il contatto col mondo esterno alla famiglia) e l’individuazione (le sue scelte). 

Risulta più utile, invece, rimandare la responsabilità delle proprie scelte a lui stesso ed essere disposti a correre il rischio che sbagli, perché solo così possiamo offrirgli la possibilità di diventare una persona responsabile in grado di scegliere e di correggere le proprie scelte. Manteniamo una prospettiva evolutiva: non sarà sempre così, ma deve crescere attraverso prove ed errori.

✔️ Evitare le punizioni

Davanti ad un errore, assegnare una punizione equivale a dire: non sei capace, quindi ti tolgo dalle mani gli strumenti attraverso cui stai conducendo la tua vita, e li riprendo io.

Le punizioni sono dirette alla persona e alla sua spinta all’autonomia, e non al comportamento disfunzionale.

Non insegnano, ma mortificano e suscitano rancore, sensazione di non essere capiti, o ancor peggio inibizione. Non sostengono nessuna delle funzioni da sviluppare elencate precedentemente. 

Le punizioni possono essere sostituite invece dal tentativo di aiutare il proprio figlio a capire quali errori ha fatto e come può fare meglio, ma senza dare l’impressione di avere già la risposta, bensì, in linea con il ragionamento precedente, sostenendolo nel trovarla da solo. Con fiducia

👨🏼‍🔧 La riparazione 

Di fronte ad un insuccesso, piuttosto che sottolineare e sanzionare il fallimento, è importante porre fiducia sulla riparazione. Aiutare il figlio ad analizzare cosa è andato storto e cosa potrebbe fare perché vada meglio la volta successiva, riflettendo con lui sulle possibili soluzioni alternative. L’importante sarà farlo in qualità di aiutanti, non di destinatari del successo o dell’insuccesso del compito. Molti adolescenti portano a casa i risultati per i genitori, o fanno l’opposto come messaggio di contrarietà ai genitori. Non serve spiegare loro che non è così che dovrebbe essere: è importante lavorare per assumere davvero una posizione di equidistanza da cui sentire realmente che non è il successo o meno nella performance l’obiettivo della crescita del proprio figlioGuardiamo le cose dall’alto, e in prospettiva: non è cosa otterrà ora (dei buoni voti, delle buone prestazioni) a fare la differenza per il suo futuro, ma come ci arriverà, quale sarà il percorso, quanto sentirà di essere valido come persona, e questo passa attraverso a molto altro rispetto ai risultati tangibili.

✔️Essere consapevoli dei propri meccanismi emotivi 

Ad essere onesti con sè stessi, è facile osservare come le nostre reazioni nei confronti delle scelte di un figlio quando sono differenti rispetto ai nostri desideri o valori spesso sono dettate più dalle nostre emozioni che da reali intenti educativi. Non c’è niente di strano in questo. Gli insuccessi, la svogliatezza, la divergenza del percorso del proprio figlio rispetto a quanto si reputa corretto, suscitano nella maggior parte dei genitori frustrazione o paura perché spesso si ricollegano alla sua personale visione della vita mettendola in discussione o, a volte, funzionano da trigger emotivi per situazioni faticose o traumatiche vissute nel proprio passato. Bisogna distinguere attentamente i propri bisogni emotivi, le proprie fatiche, che a volte vorrebbero solo trovare sfogo in un agito impulsivo, da quelli dei propri figli. La soluzione non è sfogare impulsivamente né inibire le proprie emozioni ai fini di un comportamento “corretto” con i propri figli, ma prendersene cura lavorando per comprendere da dove arrivano, quali aspetti del comportamento dei propri figli le attivano e perché.

✔️Cosa gli voglio insegnare?

🙌🏻  Prima di intraprendere qualsiasi azione in risposta ad una situazione di difficoltà determinata dal comportamento del proprio figlio, immersi come si è nelle emozioni che questa suscita, dobbiamo prima di tutto chiederci: cosa voglio insegnargli? 
Alla luce di tutto quello che sappiamo, è questa l’unica domanda a cui un’azione educativa dovrebbe rispondere.

✔️ Negoziare i limiti 

Quando è necessario aiutare l’adolescente a regolarsi, ad esempio sul tempo di utilizzo dei devices elettronici e dei social, è utile coinvolgerlo nella valutazione dei tempi e delle modalità più adeguate da adottare a riguardo. L’adulto si porrà come aiuto alla regolazione, non come il detentore della giusta misura, altrimenti l’adolescente non farà che sentirsi vittima di regole non condivise e di cui non percepisce davvero l’utilità e si sentirà sempre più distante dai genitori. Invece: “Tu cosa faresti?”, “Secondo te cosa ti serve realmente per raggiungere questo obiettivo?”, “Come posso aiutarti?”.

✔️Avere il coraggio di dare uno stop protettivo 

⛔️ La negoziazione termina quando è necessario assumere una funzione protettiva di fronte ad un pericolo. Una relazione violenta, una dipendenza pericolosa, un malessere fisico ripetuto ad esempio da stress: dobbiamo insegnare ai ragazzi come proteggersi, assumendo inizialmente noi questa funzione e prendendo delle decisioni per lui. Dobbiamo essere sicuri che questo non derivi da un nostro bisogno di controllo ma da un reale bisogno che l’adolescente non è in grado di riconoscere o accogliere. Questa decisione dovrà essere accompagnata da una sincera condivisione delle ragioni per le quali si è deciso di agire in un certo modo e dei processi mentali retrostanti. Si darà un segnale di stop per poi riavviare un percorso di ripresa pensato insieme. 

✏️ Non funziona?

Se niente di tutto questo sembra funzionare, bisogna comprenderne la ragione. Uno sguardo esterno competente spesso si rivela fondamentale per individuare cosa sta bloccando la comunicazione e la comprensione reciproca tra genitori e figlio e consentirle di ripartire.

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