Stress e trasmissione traumatica in gravidanza, cosa sai a riguardo?

Come sappiamo, le fasi embrionali e fetali della vita di un essere umano sono le più esposte alle informazioni provenienti dall’ambiente; ambiente che può essere costituito dalle emozioni della madre, dalla sua alimentazione, dagli agenti chimici che assorbe…

Un’alta concentrazione di ormoni derivanti dallo stress materno impatta infatti sullo sviluppo cerebrale del feto, in particolare con una attivazione più forte del cervello frontale destro.

Tra gli altri, uno studio di Cindy Barha et al., pubblicato su Journal of Developmental Origins of Health and Disease, evidenzia che i figli delle madri che avevano più alti livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, durante la gravidanza, mostravano reazioni cortisoliche più elevate in momenti di stress in età scolare, quindi una gestione più problematica dell’ansia e una minore capacità di auto regolazione.

In particolare i traumi, piccoli e grandi, massime fonti di stress per definizione, influiscono sul bambino sia durante la gravidanza che dopo. 

Eventi traumatici presenti o pregressi rispetto alla gravidanza possono influire negativamente sul bambino attraverso due livelli, quello psichico e quello epigenetico. 

Sappiamo bene come la sintonizzazione emotiva tra madre e bambino, che avviene primariamente attraverso lo sguardo, sia la prima fonte di sviluppo non solo della sua mente ma di intere aree cerebrali. 

Le madri che hanno subito maltrattamenti durante l’infanzia sono più a rischio di sviluppare depressione durante la gravidanza e di essere poi meno si sintonizzate e contenitive nei confronti dei bambini dopo la nascita. Madri sofferenti, depresse, traumatizzate, non possono che trasmettere attraverso lo sguardo emozioni non elaborabili e ansiogene per il bambino. 

Sappiamo anche che già durante la gravidanza si sviluppa l’intersoggettività e una relazione inconscia tra mamma e bambino. Questo attraverso una sorta di gestazione psichica: i pensieri e le fantasticherie sul bambino immaginato, che prende forma nella mente e attorno al quale la vita della coppia inizia a trasformarsi creando un luogo il nascituro. 

La scienza aggiunge a ciò un fattore epigenetico. 

Un noto studio ha riscontrato nei figli nati da donne scampate ai campi di concentramento nazisti i marcatori del disturbo da stress post-traumatico, come se avessero vissuto essi stessi in prima persona l’olocausto e ne subissero direttamente le conseguenze psicologiche. Questa trasmissione avviene fino alla terza generazione.

Essa è racchiusa nei microRna, molecole che regolano il funzionamento di cellule, organi e tessuti. Il trauma altera sequenze di queste molecole, che trasmettono istruzioni per costruire proteine e conservano memoria di eventi traumatici, passati ai figli attraverso i gameti. 

Uno studio pubblicato su ‘Nature Neuroscience’ e coordinato da Isabelle Mansuy dell’Università di Zurigo, ha dimostrato “che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari“. 

Ancora, nell’articolo “La trasmissione intergenerazionale dello stress: fattori di rischio e meccanismi sottostanti” di A. Biaggi, C.M. Pariante dell’ Institute of Psychiatry, Department of Psychological Medicine, London, UK si espone un ulteriore studio in cui si mette in luce come l’aver subito un maltrattamento durante l’infanzia induce, nella donna, alterazioni biologiche persistenti nella risposta allo stress. Esse, durante la gravidanza, determinano delle anormalità nell’ambiente uterino che hanno delle conseguenze negative sia sulla madre che sul bambino. 

I bambini, in queste situazioni, sviluppano anch’essi una risposta alterata allo stress e sono più a rischio di sviluppare problematiche emotive e comportamentali.

Un ulteriore studio, Effetti della Depressione sull’Infante (EDI), svolto dall’IRCCS Medea e il Research Department of Clinical Educational and Health Psychology dello University College di Londra ha mostrato come alti livelli di cortisolo materno in gravidanza corrispondano ad un’alterata risposta allo stress nel neonato, con una forte reattività comportamentale e una ridotta reattività fisiologica.

Da questi dati deriva come sia fondamentale un intervento di sostegno psicologico, anche preventivo, alla mamma in gravidanza, qualora siano o siano stato presenti importanti fattori di stress emotivo o traumi attuali o pregressi (ad esempio: lutti, precedenti interruzioni di gravidanza, separazioni, rapporti complessi con la famiglia d’origine, maltrattamenti subiti, licenziamenti, incidenti, malattie importanti). 

Si tratta di traumi che spesso vengono negati, sottovalutati, producendo però purtroppo catene traumatiche, spesso inconsce, transgenerazionali. 

Un percorso psicologico, eventualmente con l’utilizzo della tecnica EMDR, può essere importante per elaborare eventi complessi e preparare uno spazio mentale ed emotivo adeguato alla nascita del proprio bambino.

Per informazioni o appuntamento nel mio studio a Milano: dott.ssa Irene Mazzon cell. 3475202018.

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